Modifica Massiccio oggetto Gioviano potrebbe spingere le comete verso la Terra

Cresce sempre più l’attesa per la possibile scoperta, da parte del telescopio ad infrarossi WISE della NASA, di una nana bruna ai confini estremi del nostro Sistema Solare.
La possibilità che questo oggetto sconosciuto esista, ha radici scientifiche molto profonde sia teoricamente che nel tempo, anche se la stampa italiana di settore, ha sempre bistrattato l’argomento con sufficenza e presunzione. La maggior parte delle comete che orbitano nel Sistema Solare interno sembrano provenire dalla regione esterna della nube di Oort, una regione di polvere di ghiaccio e detriti  originatasi alla nascita del Sistema Solare.

Questa nube non è mai stata identificata dagli strumenti perchè gli oggetti sono troppo deboli per essere ripresi in qualsiasi banda della luce visibile o agli infrarossi. Si conoscono però alcune comete o grossi asteroidi che sarebbero proprio stati deviati da questo immenso serbatoio del nostro disco planetario. La nube di Oort inizierebbe ad addensarsi a circa 93 miliardi miglia dal Sole e si estenderebbe per circa tre anni luce contenendo in sé miliardi di comete, la maggior parte piccole e nascoste. Gli scienziati ritengono che un oggetto con una massa enorme potrebbre spingere verso la Terra le comete deviandole dalla Nube di Oort. Un recente studio teorico, che si aggiunge a decine di altri proposti da diversi ricercatori nel corso degli ultimi anni, suggerisce che un oggetto fino a quattro volte la massa di Giove potrebbe essere il responsabile di tali deviazioni. Gli scienziati hanno analizzato alcune comete provenienti nella nube di Oort deducendo che il 25% di esse avrebbero bisogno di una spinta da un corpo di dimensioni di Giove prima di poter cambiare orbita.

Gli astrofisici John J. Matese (con cui ho contatti diretti via email) e Daniel Whitmire presso l’Università della Louisiana sostengono che un corpo delle dimensioni inferiori alla massa di Giove non sarebbe abbastanza forte per eseguire l’operazione di deviazione. Essi credono che a compiere tale disturbo nel bordo esterno del nostro Sistema Solare sia un corpo “X” non ancora osservato. Gli scienziati stanno studiando  la nube di Oort con WISE, il telescopio spaziale a infrarossi della Nasa, che è in grado di individuare oggetti scuri e assai deboli. Matese ha in merito ha dichiarato: “Penso che l’intera questione sarà risolta nei prossimi 5 o 10 anni.Prevediamo che WISE stia per falsificare o verificare la nostra ipotesi”.

Circa 3.200 comete di lungo periodo sono note attualmente, di cui  una delle più famose è la Hale-Bopp, che era visibile anche a occhio nudo nel corso del 1996 e del 1997. La cometa di Halley, che ricompare ogni circa 75 anni, è invece a ‘breve periodo’ e fa parte della Cintura di Kuiper, molto più interna. Un pianeta di grandi dimensioni che è in orbita al di fuori del Sistema Solare, potrebbe deviare le comete verso la Terra. Se esistesse, sarebbe così gelido e molto difficile da individuare, hanno detto i ricercatori. Potrebbe esistere anche fino a 30.000 unità astronomiche dal Sole. Una UA è la distanza tra la Terra e il Sole, di circa 93 milioni di miglia. Gli scienziati hanno già proposto in passato che il nostro Sole potesse avere compagna nascosta, chiamata ‘Nemesis’, ad un anno luce più di distanza.  Essi hanno suggerito che durante la sua orbita ellittica sarebbe regolarmente entrata nella nube di Oort, spingendo molte comete verso il Sistema Solare interno. Queste cosiddetta “pioggia di comete” occasionalmente potrebbe essere il motivo delle estinzioni di massa sulla Terra, come ipotizzato da Alvarez e Muller negli anni ’80.

La ricerca è apparsa nell’edizione online della rivista Icarus. “La maggior parte degli scienziati planetari non sarebbero sorpresi se il compagno fosse come Nettuno o più piccole, ma un oggetto di massa superiore a quello di Giove sarebbe una sorpresa”ha detto Matese SPACE.com. Se la congettura fosse vera, le conseguenze sarebbero importanti riguardano alla formazione del nostro Sistema Solare e a come potrebbe essere migrato fin lì, influenzando la successiva distribuzione delle comete e, in misura minore, i pianeti conosciuti. Molti ricercatori o semplici appassionati di astronomia sono scettici sulla possibilità che Nemesis esista, non riuscendo a spiegarsi il perché della sua “non-identificazione”, considerando che riusciamo a scorgere oggetti distanti migliaia di anni luce molto deboli. Come già accennato nel corso dell’articolo, si sta parlando di un oggetto super freddo, che emana pochissimo calore, la cui composizione chimica, potrebbe non riflettere per niente la luce solare. Per tali scettici, vorrei paragonare la ricerca di Nemesis a quella di un ago un pagliaio MA AL BUIO. In ogni caso, come testimoniano gli studi di Matese, Whitmire e gli sforzi congiunti del team di WISE e della NASA, Nemesis, è tutt’altro che fantasia, mi dispiace per gli articolisti ottusi italiani, ma è oggetto di ricerca serio e molto dibattuto.

Traduzione e adattamento a cura di Arthur Mc Paul (collaboratore Centro Ufologico Ionico)

Fonte

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Modifica Conferenza Stampa Nasa: “vi vorrei presentare oggi il batterio GFAJ-1″

La giovane Biochimica Felisa Wolfe-Simon mentre raccoglie un campione dal lago Mono

La Nasa oggi ha annunciato una di quelle notizie che potrebbe rivoluzionare o riscrivere parte della biologia. La Nasa ha infatti  annunciato in una conferenza stampa di aver scoperto una forma di vita che a livello molecolare e’ diversa da tutte le altre riscontrate sulla Terra.

“Oggi vi vorrei presentare oggi il batterio GFAJ-1queste le parole con cui Felisa Wofe Simon ha annunciato una delle più importanti scoperte degli ultimi decenni. Un microbo definito alieno, in grado di sopravvivere e riprodursi anche in condizioni estreme, e quindi non terrestri, prelevato nel lago Mono (in California), un lago estremamente tossico, perche’ con alte concentrazioni di arsenico.

La scoperta, sarà pubblicata in un articolo di Science, e’ stata presentata dagli astrobiologi dell’ Università dello stato dell’Arizona, guidati dalla giovane biochimica Felisa Wolfe-Simon, scelta come Ricercatrice della Nasa Astriobiolgy Research Fellow.

Il batterio utilizza per sopravvivere l’arsenico anzichè il di fosforo nel suo DNA. Fino ad oggi, si credeva che tutta la vita richiedesse il  fosforo come “ossatura” e parte fondamentale per tenere insieme il DNA. La scoperta di un organismo che vive di arsenico (altamente velenoso) allarga la nostra conoscenza circa la possibilità di vita su altri pianeti, e chiede una riscrittura dei testi di biologia, cambiando la nostra comprensione di come la vita si è formata da suoi blocchi più elementari della struttura base. Wolfe-Simon è supportata dal ramo dell’ Esobiologia della NASA, dal Programma di Biologia Evoluzionistica (Es / Evo) e dall’ Istituto di Astrobiologia della Nasa. Tra gli obiettivi di questi programmi ci sono l’evoluzione dei geni, le vie metaboliche, e le specie microbiche sulla Terra al fine di comprendere il potenziale per la vita su altri mondi. La scoperta della Wolfe-Simon rappresenta l’eccezione che per la prima volta nella storia della biologia un organismo è stato trovato ad utilizzare un elemento diverso della struttura ementare di cui eravamo a conoscenza. Come già scritto,lo studio sarà pubblicato “Science Express” e successivamente sulla rivista Science.

Mi viene in mete qualche citazione di Paul Davies riportato in uno dei nostri articoli qualche tempo fa (qui), con questa frase:

….eppure più importante del messaggio, per Davies, è trovare dei segni chiari della loro esistenza, presente o passata: “Discariche nucleari sulla Terra o sulla Luna, attrezzatura abbandonata su qualche pianeta, tracce di ingegneria mineraria nel sistema solare, messaggi in bottiglia (tra virgolette) sotto forma di informazioni digitali cifrate all’interno del Dna di organismi terrestri, tracce di biotecnologie o nanomacchine antiche di 100 milioni di anni, sfere di Dyson…..

Paul Davies ci ha voluto anticipare qualcosa, o è solo una coincidenza?

Comunque vada, da quanto ci ha detto oggi la Nasa, la teoria della panspermia ha da oggi un alleato in più………..

Flash Animation

Centro Ufologico Ionico

Articolo scritto da Walter Conidi

ESCLUSIVA: Duane conferma forme di vita extraterrestre nel meteorite

ESCLUSIVA: Duane conferma forme di vita extraterrestre nel meteorite.

La NASA annuncerà il 2 Dicembre l’esistenza di vita extraterrestre?

MEDIA ADVISORY : M10-110

La NASA terrà una conferenza riguardo alle novità su una scoperta astrobiologica; la rivista Science ha il divieto di divulgare i dettagli sulla notizia fino alle ore 11:00 (ora standard della costa del Pacifico) del 2 dicembre.

MOFFETT FIELD, California – La NASA terrà una conferenza stampa alle ore 11:00 (ora standard della costa del Pacifico) di giovedì 2 dicembre, per discutere di una scoperta che influenzerà la ricerca di prove dell’esistenza di vita extraterrestre. L’astrobiologia studia l’origine, l’evoluzione, la distribuzione e il futuro della vita nell’universo.

La conferenza si terrà presso l’auditorium della sede della NASA a Washington e come quella precedente sarà trasmessa in diretta in streaming sul sito web sulla TV NASA.

I giornalisti potranno seguire la conferenza stampa nella sala principale al NASA Ames Research Center o fare domande per telefono.

Per ottenere informazioni per telefono i giornalisti dovranno essere accreditati da Steve Cole.

I partecipanti saranno:

  • Maria Voytek, dirigente del programma di Esobiologia al quartier generale della NASA a Washington
  • Felisa Wolfe-Simon, ricercatrice NASA di Astrobiologia, alla US Geological Survey, Menlo Park in California
  • Pamela Conrad, Astrobiologo NASA alla Goddard Space Flight Center, Greenbelt, Md
  • Steven Benner, Foundation for Applied Molecular Evolution, Gainesville, Fla.
  • James Elsner, Docente alla Arizona State University, Tempe

Per la NASA TV in streaming video, downlink e ulteriori informazioni, visitare il sito:

http://www.nasa.gov/ntv

Per ulteriori informazioni riguardo il telescopio a raggi X Chandra della NASA, visitare il sito:

http://astrobiology.nasa.gov

- end -

Credo che questa volta sia quella giusta, probabilmente ci diranno di aver scoperto la vita extraterrestre fuori dal nostro sistema solare, oppure in una delle lune di saturno? Comunque vada sicuramente questa volta non rimarremo delusi.

I candidati potrebbero essere l’esopianeta Wasp 17B, o Encelado la luna di saturno oppure i risultati della conferenza che dovrebbe tenere oggi Duane Snyder che afferma di aver trovato vita extraterrestre in un meteorite? Ne abbiamo parlato qui

Trovato un meteorite ghiacciato contenente vita extraterrestre?

e qui

ESCLUSIVA: La Tascon Inc. non smentisce vita extraterrestre sul meteorite.

Centro Ufologico Ionico

Ossigeno e CO2 su Rea, la luna ghiacciata di Saturno

Ossigeno e CO2 su Rea, la luna ghiacciata di Saturno.

ESCLUSIVA: La Tascon Inc. non smentisce vita extraterrestre sul meteorite.

Come avrete letto ieri 23 Novembre 2010 ho scritto l’articolo inerente alla notizia di un potenziale meteorite contenente vita extraterrestre. L’articolo in questione è questo:

Trovato un meteorite ghiacciato contenente vita extraterrestre?

Ebbene come promesso nel mio articolo di ieri eravamo in attesa della risposta di una email che avevo mandato personalmente alla Tascon USA Inc. incaricata da Duane Snyder di effettuare le analisi del meteorite ghiacciato.

Il Centro Ufologico Ionico ha voluto avere conferma delle dichiarazioni riportate da Duane Snyder dal laboratorio di analisi e grazie al sottoscritto, abbiamo avuto risposta in esclusiva proprio dal Dr. Albert Schnieders della Tascon Usa Inc in persona.

Nella email che ho mandato alla Tascon Usa Inc ho scritto quanto segue:

Monday, 22 November, 2010 14:07

Spett.le Tascon Inc, sono Walter Conidi del Centro ufologico Ionico.

Volevamo sapere se è vero che il dottor Albert Schnieders ha commentato la notizia di aver “trovato” praticamente quasi tutti gli elementi fino a 90U (micrometri nota CUI) del campione di particelle sferiche relative al meteorite trovato dal Sig. Duane P. Snyder.

La notizia di cui parlo ovviamente è quella riportata dai vari quotidiani riguardanti la scoperta di un meteorite ghiacciato con all’interno forme di vita extraterrestre.

In attesa di una vostra risposta, porgiamo cordiali saluti.

Walter Conidi – Centro Ufologico Ionico

Di seguito la risposta del Dr. Albert Schnieders:

Thuesday, 23 November, 2010 16:24

Dear Mr. Conidi,

Tascon USA is a contract analysis laboratory for chemical surface analysis specializing in time-of-flight secondary ion mass spectrometry (ToF-SIMS). ToF-SIMS is a very sensitive technique able to identify the elemental and molecular composition of surfaces or small volumes. Depending on the operational mode, we have detection limits for many elements in the ppm to ppb range. However, based on these analyses it is not possible to make a claim about the origin of these compounds without further knowledge and investigations.  We have analyzed some of the particles from the icy object for Mr. Duane Snyder. The sample mentioned (spherical particle) was a transparent sphere of several 100 microns in diameter. We analyzed the surface down to approximately 1 micron into the sphere. As mentioned, “we basically found nearly all elements up to 90 u in the analyzed volume”. However, many elements were only present in traces (ppm). Whether our results can be used as an argument for an extraterrestrial nature of the sample or even for the existence of extraterrestrial life, is beyond the scope of the analysis, and I will not comment on that.

I hope that clarifies some of your questions.

Dr. Albert Schnieders
General Manager, Application Scientist

Tascon USA, Inc.
100 Red Schoolhouse Road, Bldg. A-8
Chestnut Ridge, NY 10977

Traduzione:

Martedi, 23 Novembre 2010, 16:24

Gentile sig. Conidi,

Tascon USA è un laboratorio di analisi che effettua un insieme di analisi della composizione chimica delle superfici, specializzato in spettrometria di massa con rilevatore Time-to-Flight (al volo?) degli ioni secondari (ToF-SIMS). La ToF-SIMS è una tecnologia molto sensibile in grado di identificare la composizione elementare e molecolare di superfici o piccoli volumi. A seconda della modalità operativa, abbiamo dei limiti di rilevabilità per molti elementi nel range ppm – ppb. Tuttavia, sulla base di queste analisi non è possibile rivendicare l’origine di questi composti senza disporre di ulteriori dati o effettuare ulteriori ricerche.

Abbiamo analizzato alcune delle particelle del meteorite di ghiaccio per conto del sig. Duane Snyder. Il campione in questione (particella sferica) era una sfera trasparente del diametro di diverse centinaia di micron. Abbiamo analizzato la superficie fino a circa 1 micron all’interno della sfera. Come è stato riportato, “nel volume analizzato in sostanza abbiamo trovato quasi tutti gli elementi fino a 90 u”. Tuttavia, molti elementi erano presenti solo come tracce (ppm). Se i nostri risultati possano o meno essere utilizzati come argomentazione per suffragare l’ipotesi di una natura extraterrestre del campione o addirittura dell’esistenza di vita extraterreste è al di fuori dell’ambito dell’analisi e non posso rilasciare commenti al riguardo.

Spero con la presente di averle chiarito alcuni dei quesiti che mi ha posto.

Quindi la notizia riguardante l’analisi effettuate sul meteorite ghiacciato è vera (e ne siamo felici), resta da vedere cosa dirà il 30 Novembre 2010 Duane Snyder alla conferenza dato che il Dr. Albert Schnieders non avrebbe confermato (ma nemmeno smentito!) la tesi riguardante la presenza di vita extraterrestre sul campione da lui analizzato. Del resto in attesa delle dichiarazioni che Duane Snyder darà nella sua conferenza non sarebbe stato “etico” da parte del Dr. Albert Schnieders anticipare notizie a nessuno.

Nel ringraziare personalmente Albert Schnieders restiamo in attesa della conferenza stampa che terrà il Sig. Duane Snyder il 30 Novembre nell’Hotel Ramada in Michigan informandovi sugli eventuali sviluppi nella speranza che qualcosa di eclatante salti fuori…..

Esclusiva Centro Ufologico Ionico

Articolo scritto da Walter Conidi

Quando Giove si chiamava…Nibiru

Circa 6000 anni fa (nel 4000 a.C.) apparve sulla Terra quella che è stata ritenuta la prima organizzazione umana sedentaria, quella che è stata definita la prima forma di civilizzazione al mondo. Stiamo parlando della civiltà dei Sumeri, popolo che ebbe il merito di aver inventato la prima forma di letteratura, e le prime strutture dedite alla scolarizzazione. Inoltre era una etnia che dava molto importanza alla donne, inserite a livelli notevoli nell’ambito giuridico e di scrittura. Ma il popolo della “gente dalla testa nera” (cosi si definivano i Sumeri stessi) aveva nozioni importanti nell’ambito della matematica e, soprattutto, dell’astronomia. Infatti mapparono le stelle in insiemi di costellazioni e conoscevano cinque pianeti (Mercurio, Venere, Marte, Saturno e Giove). Fu proprio questa conoscenza astrale che rese possibile la nascita di studiosi ed appassionati, incaricati di inserire il tutto in una storia “alternativa” fatta di extraterrestri, sistemi stellari e pianeti erranti. Tra questi ci fu senza dubbio Zecharia Sitchin. Nato a Baku (Azerbaigian) nel 1922 e morto il 9 ottobre 2010 a New York ebbe la fortuna, grazie alla sua passione nel tradurre l’assirico antico, di attirarsi milioni di appassionati in tutto il mondo e di crearsi un posto nel complesso mondo degli ipotetici contatti extraterrestri nei millenni. La sua più importante opera fu senza dubbio il libro “Il dodicesimo pianeta”, uscito nel 1976, che introdusse gli elementi che lo avrebbero reso famoso in tutto il mondo: Anunnaki, Nibiru e Sistema Solare con 12 pianeti, quest’ultimo elemento che sarebbe presente nella famosa tavoletta VA 243. Ma Sitchin ha davvero interpretato bene la scrittura cuneiforme dell’etnia sumerica? Per provare ciò ho incominciato a “spulciare” in internet, alla ricerca di qualche opera accademica che si occupasse di ciò. La ricerca doveva consistere di trovare volumi scritti in tempi non sospetti, nella maggior parte editati prima di Sitchin. E devo dire che è stato difficile, ma alla fine (grazie a Google Book) ho trovato delle (purtroppo) enormi incongruenze su ciò che Sitchin ha riportato nei suoi libri. Partiamo dal discorso degli Anunnaki. Da quello che ha affermato negli anni Sitchin, gli Anunnaki sarebbero stati degli esseri extraterrestri e che, traducendo le tavolette cuneiformi, il significato di Anunnako sembrerebbe significare “colui che dal cielo scese sulla Terra”. Ma troviamo un significato completamente opposto su “The Journal of the Royal Asiatic Society” e datato anno 1935. Infatti in questa autorevole opera, scritta qualche anno dopo la nascita di Zecharia Sitchin, vi si legge nel capitolo “The Combat of ‘Aleyan-Ba’Al and Mot” che letteralmente il vero nome degli Anunnaki (nell’opera suddetta con una “n” in meno) significa semplicemente “oceanic beings” (esseri oceanici). Ma come, non “provenivano dal cielo”?

Passiamo ora a verificare se anche il termine “Nibiru” è stato tradotto perfettamente da Sitchin. Secondo lo stesso Sitchin, il termine “Nibiru” stava a significare il pianeta d’origine degli Anunnaki, quel “pianeta dell’attraversamento” che risulterebbe visibile dal pianeta Terra ogni 3600 anni. Anzi, dovrebbe essere visibile già da ora, rassomigliante ad un secondo Sole. Bisogna dire che Nibiru era conosciuto per davvero dall’etnia sumerica, ma non era un nuovo pianeta, un misterioso pianeta “X”. Innanzitutto, come si evince da “The Oriental Institute of the University of Chicago”, dizionario assirico del 1980, il termine “Nibiru” (oppure Neberu) stava a significare tante cose, tra cui un traghetto, oppure un qualcosa che attraversa l’acqua (e non il cielo), ma stava a significare il pianeta Giove. Infatti, come si può leggere nell’opera “North British Review, March and June 1869, Volume L” possiamo evincere (al capitolo Babylonian and Assyrian Libraries) che Nibiru era uno dei tre nomi dati a Giove. Vi si legge letteralmente, a pagina 163 di suddetto capitolo, che…”Così, dopo la menzione di alcuni nomi di Giove, ci viene detto: La stella di Maruduck (Giove) nel suo sorgere si chiama la stella Dunpauddu, quando raggiunge i 5 kaspu la stella Samkisa, quando è in metà del cielo (sud) la stella Nibiru….La posizione qui chiamata “Maruduck raggiunge i 5 kaspu” indica probabilmente la posizione di Giove, circa un mese prima a sud alle ore 12 pomeridiane”. Quindi Nibiru esiste, è presente da miliardi di anni nel nostro Sistema Stellare, ma non è nessun nuovo pianeta errante di cui Sitchin era un fervente sostenitore.

Passiamo ora all’altro cavallo di battaglia di Sitchin, ossia il “Sistema Solare con dodici pianeti” presente nella famosa tavoletta VA243.

Questa tavoletta o sigillo, risalente al 3° millennio a.C., è possibile vederla ed ammirarla al Museo di Stato di Berlino. Sopra il sigillo è presente, in alto a sinistra, quella che sembra una stella con dei “puntini” (di dimensioni più piccole) che parrebbero girare attorno alla stella principale più grande. Sitchin aveva identificato il tutto come la rappresentazione stilizzata del nostro Sistema Solare, con 12 corpi (incluso Nibiru) che gli girano attorno. Anche Carl Sagan, rinomato astronomo, aveva posto l’accento su questo particolare, ponendosi degli interrogativi su cosa potesse rappresentare in realtà. Quella stella poteva essere il nostro Sole? Purtroppo anche in questo caso la risposta è negativa, perchè il Sole veniva rappresentato in altro modo, ossia una raffigurazione di un disco rotondo, con dei raggi che erano ondulatori. Elemento presente in abbondanza in bassorilievi, sigilli, tavolette.

Sopra in questa immagine i corpi celesti venerati dai Sumeri. Sulla destra il Sole, al centro la Luna e sulla sinistra una stella estranea al Sole. Elementi presenti in centinaia di tavolette sumeriche. Se fosse stato il Sistema Solare, come mai Sitchin non ha utilizzato il reale Sole sulla destra?

Alcuni studiosi ritengono che il presunto “Sistema Solare” di Sitchin sia in realtà la costellazione delle Pleiadi. Da queste prove Sitchin esce quindi, purtroppo, ridimensionato. Ma ciò basta a chiudere il capitolo dei Paleocontatti? Assolutamente no, ci sono casi ben più concreti, per esempio “le conoscenze impossibili” dei Dogon, etnia che vive allo stato primitivo nella Repubblica Africana del Mali, tanto per citarne una. I misteri dei contatti extraterrestri avvenuti nei millenni permangono, anche se bisogna stare molto attenti alle presunte “prove” che più di qualcuno mette in giro.

Articolo scritto da Antonio De Comite

Fonte Centro Ufologico Ionico

Hawking promette una Macchina del Tempo

L’eminente scienziato britannico Stephen Hawking, il più geniale dei fisici del mondo dopo Albert Einstein, ha dichiarato che sarà possibile viaggiare nel tempo, basandosi sulle teorie della relatività, le quali assicurano che man mano che gli oggetti accelerano nello spazio-tempo, il ritmo del tempo decelera per loro, e una brusca frenata contrae il tempo a valori negativi.

L’autore della teoria della rottura del “continuum” spazio-tempo nei buchi neri ha affermato, nel documentario “Nell’Universo di Stephen Hawking”, che non abbiamo ancora la tecnologia per costruire una nave spaziale capace di muoversi alla velocità di un miliardo di Km/h (velocità necessaria per il viaggio nel tempo), però è possibile costruire una camera a forma di tunnel, di varie centinaia di metri, che ospiterà un servizio navetta con le condizioni ideali per ridurre la resistenza di attrito durante il movimento (diverso da quello nello spazio reale) per lanciare un oggetto che attraverserà il tempo.

Un gruppo di ricercatori del MIT (Massachussets Institute of Technology), università nordamericana dove si realizzano l’80% circa dei progetti per la NASA, ha cominciato a collaborare con Hawking per la realizzazione della navetta.

L’intenzione del Progetto TEMPO è quello di inviare al passato e al futuro alla ricerca di alcuni oggetti del presente, che sarebbero andati nel deserto dell’Arizona. Gli oggetti inviati al passato, da Boston (città capitale del Massachussets), devono apparire immediatamente nel deserto, a vari chilometri di distanza dal punto di partenza, e quelli che si inviano al futuro devono apparire in un punto di destinazione sette giorni dopo, tempo necessario per spostare il team del progetto, la stampa e gli osservatori della comunità scientifica internazionale.

In un laboratorio costruito privatamente si realizzerà un’analisi dell’integrità fisica degli oggetti per rilevare cambiamenti nella struttura molecolare durante il viaggio nel tempo. Ancora sconosciuta la natura degli oggetti.

Richard Quest, corrispondente della CNN a Londra, disse ad una conferenza stampa se avessero inviato qualche animale, e Hawking rispose con la sua abituale pacatezza: “apprezzo molto la vita per giocare con essa, se decidessimo di provare con degli animali inferiori all’uomo, saremo io e voi che faremo il viaggio“.

Durante la stessa conferenza, fu chiesto a Hawking se la sua invenzione possa avere dei fini militari, come le teorie di Einstein sull’energia nucleare. Lo scienziato così rispose: “sarò finanziata esclusivamente da me, e se ci fosse troppo interesse governativo e militare per la mia ricerca sarà la fine della corsa“.

L’8 gennaio 2017, Stephen Hawking ha in programma di festeggiare il suo 75° compleanno nel deserto, accompagnato da telespettatori di tutto il pianeta, in diretta via satellite vedranno apparire, per arte di magia dello stesso Hawking, un oggetto che ha viaggiato, dal Massachussets all’Arizona, attraverso il tempo.

Traduzione a cura del Centro Ufologico Ionico

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Scoperto un pianeta proveniente da un’altra galassia

Sopra rappresentazione grafica di un pianeta extrasolare

Un pianeta extrasolare in orbita intorno ad una stella che è entrata nella Via Lattea provenendo da un’altra galassia è stato rilevato da un team europeo di astronomi utilizzando il telescopio MPG/ESO di 2.2 metri sito a La Silla in Cile. Il pianeta, simile a Giove, è particolarmente insolito in quanto orbita intorno a una stella vicina alla fine del suo ciclo evolutivo e si troverebbe sul punto di essere inghiottito da essa, fornendo indizi interessanti sulle possibili sorti del nostro sistema planetario in un lontano futuro.

Negli ultimi 15 anni, gli astronomi hanno scoperto circa 500 pianeti orbitanti attorno a stelle nelle nostre vicinanze cosmiche, ma nessuna scoperta al di fuori della Via Lattea è stata finora confermata. Ora, però, un pianeta con una massa minima pari a 1,25 volte quella di Giove, è stato scoperto orbitare intorno a una stella di origine extragalattica, anche se la stella si trova ora all’interno della nostra Galassia. È parte della cosiddetta “corrente di  Helmi” – un gruppo di stelle che originariamente apparteneva ad una galassia nana e che è stato divorato dalla nostra Galassia, la Via Lattea, in un atto di cannibalismo galattico avvenuto tra sei e nove miliardi di anni fa. I risultati sono pubblicati su Science Express di questa settimana.

“Questa scoperta è molto emozionante”, dice Rainer Klement del Max-Planck-Institut für Astronomie (MPIA), responsabile per la selezione delle stelle destinate a questo studio. “Per la prima volta, gli astronomi hanno individuato un sistema planetario in una corrente stellare di origine extragalattica. A causa delle grandi distanze non ci sono attualmente conferme di rilevazioni di pianeti in altre galassie. Ma questa fusione cosmica ha fatto si che un pianeta extragalattico si trovasse alla nostra portata “.

La stella è conosciuta come HIP 13044, e si trova a circa 2000 anni luce dalla Terra nella costellazione meridionale della Fornace. Gli astronomi hanno individuato il pianeta, chiamato HIP 13044 b, rilevando le minime oscillazioni della stella causate dalla forza gravitazionale esercitata  dal suo compagno orbitante. Per ottenere osservazioni così accurate, il team ha utilizzato FEROS, lo spettrografo ad alta risoluzione, installato al telescopio MPG di 2,2 metri dell’ESO a La Silla in Cile.

A rendere ancora più celebre HIP 13044 b si aggiunge anche il fatto che è uno dei pochi pianeti extrasolari conosciuti ad essere sopravvissuto al periodo in cui la sua stella ha raggiunto la fase di gigante rossa nella sua evoluzione stellare, espandendosi notevolmente dopo aver esaurito l’idrogeno, suo combustibile all’interno del suo nucleo. La stella si è nuovamente contratta e ora brucia l’elio nel suo nucleo. Fino ad ora, queste stelle del cosiddetto ramo orizzontale, sono rimaste in gran parte un territorio inesplorato per i cacciatori di pianeti.

“Questa scoperta è parte di uno studio nel quale sono stati sistematicamente ricercati pianeti extrasolari orbitanti stelle che si stanno avvicinando alla fine della loro vita”, dice Johny Setiawan, dell’MPIA, che ha guidato la ricerca. “Questa scoperta è particolarmente interessante se si considera il lontano futuro del nostro sistema planetario. Anche il Sole è infatti destinato a diventare una gigante rossa tra circa cinque miliardi di anni.”

HIP 13044 b è vicino alla sua stella madre. Nel punto più vicino della sua orbita ellittica si trova  a meno di un diametro stellare dalla superficie della stella (o 0,055 volte la distanza Terra-Sole). Completa un’orbita in soli 16,2 giorni. Setiawan e i suoi colleghi ipotizzano che l’orbita del pianeta potesse essere inizialmente molto più grande, ma che si sia ridotta durante la fase di gigante rossa della stella.

Difficilmente altri tra i pianeti così prossimi alla loro stella possono essere stati altrettanto fortunati.

“La stella ha un tempo di rotazione relativamente breve per una stella del ramo orizzontale”, dice Setiawan. “Una possibile spiegazione è che HIP 13044 abbia inghiottito i suoi pianeti interni durante la fase di gigante rossa, il che porterebbe la stella a girare più velocemente”.

Anche se HIP 13044 b è sfuggito fin qui al destino dei pianeti interni, la stella si espanderà nuovamente nella prossima fase della sua evoluzione. HIP 13044 b può quindi essere sul punto di essere inghiottito dalla stella, e dunque il suo destino è già segnato. Questo può darci una previsione della scomparsa dei nostri pianeti esterni – come Giove – quando il Sole si avvicinerà alla fine della sua vita.

La stella ci pone anche domande interessanti su come si possono formare i pianeti giganti, dato che sembra contenere pochissimi elementi più pesanti dell’idrogeno e dell’elio – meno di qualsiasi altra stella conosciuta nota per ospitare pianeti.

“E’ un rompicapo per il modello di formazione planetaria maggiormente accettato spiegare come una stella, che contiene quasi per nulla elementi pesanti, abbia potuto costituire un pianeta. Pianeti intorno a stelle come questa devono  probabilmente essersi formati in modo diverso “, aggiunge Setiawan.

Fonte Centro Ufologico Ionico

Fonte

Approfondimenti (in lingua inglese)

Come funzionano i rivelatori dell’ LHC?

In breve spieghiamo cosa fanno i rivelatori CMS, Atlas, Lchb e Alice.

Parte dell acceleratore di particelle LHC

Parte dell' acceleratore di particelle LHC

I media e i TG nazionali, dopo aver angosciato molti di voi con le loro farneticazioni riguardanti la fine del mondo e i vari articoli dei giornali “fermate il test del big Bang o la terra sparirà”, ed aver scampato il pericolo ( vi è passata la paura? ), cerchiamo di capire come funziona questo stupendo acceleratore di Particelle, chiamato Large Hadron Collider ( cavolo è stupendo da pronunciare! ).

Questo spettacolo della scienza e della fisica quantistica creato dall’uomo è composto da vari rilevatori che sono:

Cms, Compact Muon Solenoid – Cerca insieme ad Atlas il Bosone di Higgs. Cms e Atlas sono gli esperimenti principali di Lhc ed andranno alla ricerca della cosidetta particella di Dio, il Bosone di Higgs, la particella che conferisce la massa a tutte le particelle che costituiscono la materia conosciuta. Esplorerà la natura della materia e le forze fondamentali che governano l’universo. Sebbene gli obiettivi di Cms e Atlas siano gli stessi, Cms utilizza soluzioni tecnologiche diverse e magneti progettati di conseguenza per raggiungere il suo obiettivo.

Lhc Beauty (LHCb) detector è stato progettato per rispondere ad una domanda precisa: esiste l’antimateria e dove è andata a finire? Durante il Big Bag, secondo gli scienziati, c’erano in eguale quantità materia ordinaria e antimateria, la sua controparte. Ma oggi non c’è traccia di antimateria, ad esempio non esistono stelle o galassie di antimateria. Per questo Lhc Beauty investigherà sulla sottile differenza tra materia e antimateria studiando un tipo di particella, chiamata “beauty quark”.

Alice - Ricostruirà attraverso collisioni ad altissima energia tra nuclei di piombo, i momenti successivi al Big Bang, un milionesimo di secondo dopo il BB. Gli scienziati sperano di ricreare lo stato della materia esistente in quei momenti: un plasma di quark e gluoni con una temperatura di mille miliardi di gradi raggiunta un milionesimo di secondo dopo il Big Bang durata solo qualche frazione di secondo. Una materia allo stato liquido a causa delle altissime temperature dell’universo primordiale. Alice studierà questo plasma come si espande e come si raffredda, per capire i processi che hanno gradualmente dato luogo alle particelle che costituiscono la materia dell’universo attuale.

Atlas – È uno degli esperimenti principali di Lhc, il suo scopo è cercare la materia oscura. È enorme: alto 25 metri, lungo 45 e pesa circa 7mila tonnellate. È grande quanto metà cattedrale di Notre Dame e pesa quanto la Torre Eiffel. Atlas insieme a Cms andranno alla ricerca del Bosone di Higgs, e dai sotterranei scavati sotto Meyrin, in Svizzera, guarderà verso lo spazio per cercare nuove dimensioni, microscopici buchi neri e le prove dell’esistenza della material oscura.

Ci sono poi altri due rivelatori minori, ma specializzati, Lhcf che simulerà i raggi cosmici e Totem (Total Cross Section, Elastic Scattering and Diffraction Dissociation) che misurerà la grandezza del protone e il suo comportamento.

Lhc genererà una grande quantità di dati: quasi 150 milioni di sensori rileveranno le informazioni provenienti da milioni di collisioni al secondo fra particelle che avvengono al centro di ognuno dei quattro esperimenti o rilevatori principali di particelle. Secondo gli scienziati saranno prodotti circa mezzo miliardo di dati al secondo, 15 milioni di Gygabite l’anno, come riempire un hard disc di 100 GB ogni 4 minuti. In previsione di questa grande mole di dati è stato realizzata la Grid, o meglio il sistema di calcolo “LHC Computing Grid“, o LHC@Home.

Vi ricordate uno dei primissimi articoli del mio blog sul calcolo distribuito tra cui c’era proprio LHC@Home (cliccare per leggere il Thread ufficiale del sito Boinc.Italy di cui faccio anche io parte) su piattaforma Boinc?

I dati rilevati verranno selezionati in una camera di calcolo e qualsiasi cosa ritenuta interessante verrà conservata. Pacchetti di informazioni verranno poi mandati al centro di calcolo del Cern dove saranno registrati, selezionati e verrà creato un resoconto degli eventi. Dalla Svizzera i dati verranno, poi, mandati attraverso la rete ( Calcolo distribuito / Boinc ) e attraverso connessioni dedicate verso i centri universitari europei e di tutto il mondo e loro laboratori. Una volta diffusi saranno a disposizione di 7-8mila fisici che dovranno studiarli e analizzarli.

L’ LHC ha bisogno di tutti noi per analizzare tutti i Gb di dati che raccoglierà durante i suoi esperimenti, e poi detto tra noi, non dobbiamo ringraziarlo per non averci risucchiato?

Scusate il finale alla TG2 e alla Studio Aperto

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