Modifica Massiccio oggetto Gioviano potrebbe spingere le comete verso la Terra

Cresce sempre più l’attesa per la possibile scoperta, da parte del telescopio ad infrarossi WISE della NASA, di una nana bruna ai confini estremi del nostro Sistema Solare.
La possibilità che questo oggetto sconosciuto esista, ha radici scientifiche molto profonde sia teoricamente che nel tempo, anche se la stampa italiana di settore, ha sempre bistrattato l’argomento con sufficenza e presunzione. La maggior parte delle comete che orbitano nel Sistema Solare interno sembrano provenire dalla regione esterna della nube di Oort, una regione di polvere di ghiaccio e detriti  originatasi alla nascita del Sistema Solare.

Questa nube non è mai stata identificata dagli strumenti perchè gli oggetti sono troppo deboli per essere ripresi in qualsiasi banda della luce visibile o agli infrarossi. Si conoscono però alcune comete o grossi asteroidi che sarebbero proprio stati deviati da questo immenso serbatoio del nostro disco planetario. La nube di Oort inizierebbe ad addensarsi a circa 93 miliardi miglia dal Sole e si estenderebbe per circa tre anni luce contenendo in sé miliardi di comete, la maggior parte piccole e nascoste. Gli scienziati ritengono che un oggetto con una massa enorme potrebbre spingere verso la Terra le comete deviandole dalla Nube di Oort. Un recente studio teorico, che si aggiunge a decine di altri proposti da diversi ricercatori nel corso degli ultimi anni, suggerisce che un oggetto fino a quattro volte la massa di Giove potrebbe essere il responsabile di tali deviazioni. Gli scienziati hanno analizzato alcune comete provenienti nella nube di Oort deducendo che il 25% di esse avrebbero bisogno di una spinta da un corpo di dimensioni di Giove prima di poter cambiare orbita.

Gli astrofisici John J. Matese (con cui ho contatti diretti via email) e Daniel Whitmire presso l’Università della Louisiana sostengono che un corpo delle dimensioni inferiori alla massa di Giove non sarebbe abbastanza forte per eseguire l’operazione di deviazione. Essi credono che a compiere tale disturbo nel bordo esterno del nostro Sistema Solare sia un corpo “X” non ancora osservato. Gli scienziati stanno studiando  la nube di Oort con WISE, il telescopio spaziale a infrarossi della Nasa, che è in grado di individuare oggetti scuri e assai deboli. Matese ha in merito ha dichiarato: “Penso che l’intera questione sarà risolta nei prossimi 5 o 10 anni.Prevediamo che WISE stia per falsificare o verificare la nostra ipotesi”.

Circa 3.200 comete di lungo periodo sono note attualmente, di cui  una delle più famose è la Hale-Bopp, che era visibile anche a occhio nudo nel corso del 1996 e del 1997. La cometa di Halley, che ricompare ogni circa 75 anni, è invece a ‘breve periodo’ e fa parte della Cintura di Kuiper, molto più interna. Un pianeta di grandi dimensioni che è in orbita al di fuori del Sistema Solare, potrebbe deviare le comete verso la Terra. Se esistesse, sarebbe così gelido e molto difficile da individuare, hanno detto i ricercatori. Potrebbe esistere anche fino a 30.000 unità astronomiche dal Sole. Una UA è la distanza tra la Terra e il Sole, di circa 93 milioni di miglia. Gli scienziati hanno già proposto in passato che il nostro Sole potesse avere compagna nascosta, chiamata ‘Nemesis’, ad un anno luce più di distanza.  Essi hanno suggerito che durante la sua orbita ellittica sarebbe regolarmente entrata nella nube di Oort, spingendo molte comete verso il Sistema Solare interno. Queste cosiddetta “pioggia di comete” occasionalmente potrebbe essere il motivo delle estinzioni di massa sulla Terra, come ipotizzato da Alvarez e Muller negli anni ’80.

La ricerca è apparsa nell’edizione online della rivista Icarus. “La maggior parte degli scienziati planetari non sarebbero sorpresi se il compagno fosse come Nettuno o più piccole, ma un oggetto di massa superiore a quello di Giove sarebbe una sorpresa”ha detto Matese SPACE.com. Se la congettura fosse vera, le conseguenze sarebbero importanti riguardano alla formazione del nostro Sistema Solare e a come potrebbe essere migrato fin lì, influenzando la successiva distribuzione delle comete e, in misura minore, i pianeti conosciuti. Molti ricercatori o semplici appassionati di astronomia sono scettici sulla possibilità che Nemesis esista, non riuscendo a spiegarsi il perché della sua “non-identificazione”, considerando che riusciamo a scorgere oggetti distanti migliaia di anni luce molto deboli. Come già accennato nel corso dell’articolo, si sta parlando di un oggetto super freddo, che emana pochissimo calore, la cui composizione chimica, potrebbe non riflettere per niente la luce solare. Per tali scettici, vorrei paragonare la ricerca di Nemesis a quella di un ago un pagliaio MA AL BUIO. In ogni caso, come testimoniano gli studi di Matese, Whitmire e gli sforzi congiunti del team di WISE e della NASA, Nemesis, è tutt’altro che fantasia, mi dispiace per gli articolisti ottusi italiani, ma è oggetto di ricerca serio e molto dibattuto.

Traduzione e adattamento a cura di Arthur Mc Paul (collaboratore Centro Ufologico Ionico)

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