Arrivo della sonda Phoenix sul suolo di Marte

LA PHOENIX E’ SU MARTE. LA NASA ESULTA

Una ricostruzione dell\'atterraggio sonda Phoenix

Italia, 26 Mag. – All’1:53, ora italiana, il Phoenix Mars Lander ha completato con successo lo stadio più critico della sua missione, atterrando nei pressi del polo nord del pianeta rosso.

La discesa attraverso l’atmosfera marziana è stata particolarmente pericolosa per le caratteristiche artiche della regione scelta come obiettivo. Scopo della sonda, analizzare l’acqua presente sul pianeta in forma di ghiacci, e valutare ogni possibile traccia di vita esistente o potenziale.

I primi dati della Phoenix, che ha già dispiegato i pannelli solari necessari alla propria alimentazione e si è collegata con successo al satellite Reconnaissance, dovrebbero giungere sulla Terra tra alcuni giorni. Si tratterà principalmente di analisi chimiche del suolo e dei primi campioni di acqua, ma anche delle prime immagini ravvicinate della regione polare di Marte.

Tutto dipenderà dalle condizioni della sonda, “sopravvissuta” ad un atterraggio estremamente complesso. Nelle prossime ore si conosceranno i risultati dell’autodiagnostica sui sistemi più importanti quali lo scudo termico, il generatore elettrico, ma in particolare il braccio robotico che si occuperà di raccolta e campionamento dei materiali.

La conoscenza delle caratteristiche dell’acqua presente su Marte ha un valore che va ben oltre la scoperta di forme di vita microorganica antiche o odierne: rappresenta soprattutto il primo passo verso la possibilità di realizzare strutture permanenti ed autosostentanti che possano ospitare, in un futuro prossimo, le prime missioni umane.
Come detto la parte più difficile della missione è stata proprio l’atterraggio che ha utilizzato una nuova tecnica, non più con gli airbags che avevano caratterizzato le missioni precedenti come i rover Odissey e la Opportunity ma un sistema a stadi con la parte finale che ha utilizzato un paracadute e retrorazzi per rallentarne la discesa.

Qui di seguito un video della ricostruzione dell’atterraggio realizzato in CGI.

L’esultanza dei tecnici nasa ci ha comunque rassicurato sull’esito della missione che ricordiamo aveva una percentuale di riuscita del 50%.

Un plauso dunque alla Nasa che nel corso degli anni ci sta regalando spettacolari missioni con consecutive foto sull’universo e sui pianeti che ci circondano. Questa missione è tra le più importanti degli ultimi anni in quanto ci permetterà di capire se sul pianeta Marte ci sia, o ci sia stata, qualche forma di vita anche a livello batterico. Se così fosse stravolgerebbe in parte la nostra convinzione che siamo soli nell’universo, avremo infatti la prova “TANGIBILE” che la vita non è “ESCLUSIVA” del nostro bellissimo pianeta ma che questa possa evolversi anche in altri pianeti.

Certo che da qui a pensare agli alieni troppo ce ne passa, ma la presenza di batteri ne farebbe la prima prova TANGIBILE di batteri EXTRATERRESTRI e dovremo cominciare a pensare che davvero potremmo non essere soli nell’ universo, ma che in qualche remota zona dell’universo la vita potrebbe aver preso un corso simile a quello della terra ed aver creato esseri simili a noi, magari tecnologicamente più evoluti.

Immaginiamo l’essere umano da qui a 1000 anni di cosa sarebbe capace in campo Scientifico, Astronomico, e le conoscenza che avremmo potuto acquisire (sempre se la stupidità umana non prevalga) perchè in questo caso non rimarrebbero nemmeno i miei pensieri scritti in questo Blog.

Nel frattempo godiamoci le ultime foto che arrivano dalla sonda.

Forza Phoenix.

Il seguito di questo articolo con tutte le nuove foto e le loro descrizioni è disponibile cliccando qui

La prima foto della sonda che ne attesta la perfetta riuscita della missione

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Il braccio robotico preleva i primi campioni del suolo Marziano

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