Marte fu colpito da un plutoide

UNA TEORIA  PER SPIEGARE LA DOPPIA FACCIA DEL PIANETA: PIANEGGIANTE AL NORD, MONTUOSO AL SUD

Marte il pianeta rosso

La disputa sull’origine dell’emisfero nord marziano ha oggi conquistato un punto fermo. Su di esso si potrà certamente ancora discutere ma esso costituisce un risultato sul quale far evolvere meglio e con più credibilità altre spiegazioni circa l’origine di Marte come oggi lo conosciamo. L’emisfero nord è pianeggiante ed è più basso, in media, rispetto all’emisfero sud, più montagnoso di circa tre chilometri. La ragione e la causa, spiegano tre articoli pubblicati sulla rivista britannica Nature, sta nel fatto che circa quattro miliardi di anni fa quando il Pianeta Rosso era ancora nella fase di formazione, venne colpito da un corpo della taglia del pianeta Plutone. Questo scavò un immenso cratere che ricopre in forma ellittica quasi per intero l’emisfero nord rendendolo il più grande cratere del sistema solare. Con le sue dimensioni, infatti, di 10.400 per 8.500 chilometri supera il bacino Aitken nel polo sud della Luna che finora deteneva il record. In quelle epoche in cui si verificava l’impatto marziano un altro impatto sulla Terra di un corpo grande quanto Marte proiettò nelle vicinanze del nostro pianeta quel materiale che poi coagulatosi diventò la Luna. Questa è, almeno, la più accreditata idea in vigore.

OBIEZIONI CONFUTATE – Tornando al Pianeta Rosso la teoria della caduta era stata avanzata per la prima volta agli inizi degli anni Ottanta da Steven W.Squyres della Cornell University e responsabile scientifico delle missioni marziane con i robot della Nasa Spirit e Opportunity ancora attivi. Nel tempo, numerose però sono state le critiche avanzate. Le conclusioni pubblicate oggi sono partite dalle osservazioni compiute con gli orbiters delle sonde Viking nella metà degli anni Settanta e sono state completate con le ultime raccolte dalle sonde in orbita marziana, Mars Global Surveyor e Mars Odissey . «I risultati odierni rimuovono significative obiezioni rivolte alla teoria dell’impatto» nota Walter S.Kiefer del Lunar and Planetary Institute of Houston e uno degli autori degli articoli. Gli altri sono del Jet Propulsion Laboratory della Nasa e del Massachusetts Institue of Technology. In pratica tre team si sono messi al lavoro generando i tre lavori pubblicati con dovizia di dimostrazioni.

UN CRATERE SENZA ANELLO – Il grande cratere ellittico non mostra l’anello tipico dei crateri perché il tempo e le eruzioni vulcaniche conseguenti lo hanno in parte mascherato. La potenza dell’impatto (avvenuto alla velocità di 20mila miglia orarie) che lo ha scavato è stata però calcolata pari a 75-150 trillioni di milioni di tonnellate di tritolo. Il tutto è stato avvalorato dalle simulazioni effettuate dal team del Caltech, il politecnico della California. L’altra ipotesi che spiega la crosta più sottile dell’emisfero nord sarebbe legata ad una diversa attività interna che ha espresso una superficie esterna differente. Secondo i planetologi marziani questo immenso bacino sarebbe stato poi riempito da un oceano di acqua liquida nei primi cinquecento milioni di anni di vita del pianeta quando l’atmosfera era densa e l’acqua scorreva abbondante in superficie.
Fonte: corriere.it

One Response to Marte fu colpito da un plutoide

  1. giovanni popolo scrive:

    cazzatone intergalattiche!!!!!

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