Quando Giove si chiamava…Nibiru

Circa 6000 anni fa (nel 4000 a.C.) apparve sulla Terra quella che è stata ritenuta la prima organizzazione umana sedentaria, quella che è stata definita la prima forma di civilizzazione al mondo. Stiamo parlando della civiltà dei Sumeri, popolo che ebbe il merito di aver inventato la prima forma di letteratura, e le prime strutture dedite alla scolarizzazione. Inoltre era una etnia che dava molto importanza alla donne, inserite a livelli notevoli nell’ambito giuridico e di scrittura. Ma il popolo della “gente dalla testa nera” (cosi si definivano i Sumeri stessi) aveva nozioni importanti nell’ambito della matematica e, soprattutto, dell’astronomia. Infatti mapparono le stelle in insiemi di costellazioni e conoscevano cinque pianeti (Mercurio, Venere, Marte, Saturno e Giove). Fu proprio questa conoscenza astrale che rese possibile la nascita di studiosi ed appassionati, incaricati di inserire il tutto in una storia “alternativa” fatta di extraterrestri, sistemi stellari e pianeti erranti. Tra questi ci fu senza dubbio Zecharia Sitchin. Nato a Baku (Azerbaigian) nel 1922 e morto il 9 ottobre 2010 a New York ebbe la fortuna, grazie alla sua passione nel tradurre l’assirico antico, di attirarsi milioni di appassionati in tutto il mondo e di crearsi un posto nel complesso mondo degli ipotetici contatti extraterrestri nei millenni. La sua più importante opera fu senza dubbio il libro “Il dodicesimo pianeta”, uscito nel 1976, che introdusse gli elementi che lo avrebbero reso famoso in tutto il mondo: Anunnaki, Nibiru e Sistema Solare con 12 pianeti, quest’ultimo elemento che sarebbe presente nella famosa tavoletta VA 243. Ma Sitchin ha davvero interpretato bene la scrittura cuneiforme dell’etnia sumerica? Per provare ciò ho incominciato a “spulciare” in internet, alla ricerca di qualche opera accademica che si occupasse di ciò. La ricerca doveva consistere di trovare volumi scritti in tempi non sospetti, nella maggior parte editati prima di Sitchin. E devo dire che è stato difficile, ma alla fine (grazie a Google Book) ho trovato delle (purtroppo) enormi incongruenze su ciò che Sitchin ha riportato nei suoi libri. Partiamo dal discorso degli Anunnaki. Da quello che ha affermato negli anni Sitchin, gli Anunnaki sarebbero stati degli esseri extraterrestri e che, traducendo le tavolette cuneiformi, il significato di Anunnako sembrerebbe significare “colui che dal cielo scese sulla Terra”. Ma troviamo un significato completamente opposto su “The Journal of the Royal Asiatic Society” e datato anno 1935. Infatti in questa autorevole opera, scritta qualche anno dopo la nascita di Zecharia Sitchin, vi si legge nel capitolo “The Combat of ‘Aleyan-Ba’Al and Mot” che letteralmente il vero nome degli Anunnaki (nell’opera suddetta con una “n” in meno) significa semplicemente “oceanic beings” (esseri oceanici). Ma come, non “provenivano dal cielo”?

Passiamo ora a verificare se anche il termine “Nibiru” è stato tradotto perfettamente da Sitchin. Secondo lo stesso Sitchin, il termine “Nibiru” stava a significare il pianeta d’origine degli Anunnaki, quel “pianeta dell’attraversamento” che risulterebbe visibile dal pianeta Terra ogni 3600 anni. Anzi, dovrebbe essere visibile già da ora, rassomigliante ad un secondo Sole. Bisogna dire che Nibiru era conosciuto per davvero dall’etnia sumerica, ma non era un nuovo pianeta, un misterioso pianeta “X”. Innanzitutto, come si evince da “The Oriental Institute of the University of Chicago”, dizionario assirico del 1980, il termine “Nibiru” (oppure Neberu) stava a significare tante cose, tra cui un traghetto, oppure un qualcosa che attraversa l’acqua (e non il cielo), ma stava a significare il pianeta Giove. Infatti, come si può leggere nell’opera “North British Review, March and June 1869, Volume L” possiamo evincere (al capitolo Babylonian and Assyrian Libraries) che Nibiru era uno dei tre nomi dati a Giove. Vi si legge letteralmente, a pagina 163 di suddetto capitolo, che…”Così, dopo la menzione di alcuni nomi di Giove, ci viene detto: La stella di Maruduck (Giove) nel suo sorgere si chiama la stella Dunpauddu, quando raggiunge i 5 kaspu la stella Samkisa, quando è in metà del cielo (sud) la stella Nibiru….La posizione qui chiamata “Maruduck raggiunge i 5 kaspu” indica probabilmente la posizione di Giove, circa un mese prima a sud alle ore 12 pomeridiane”. Quindi Nibiru esiste, è presente da miliardi di anni nel nostro Sistema Stellare, ma non è nessun nuovo pianeta errante di cui Sitchin era un fervente sostenitore.

Passiamo ora all’altro cavallo di battaglia di Sitchin, ossia il “Sistema Solare con dodici pianeti” presente nella famosa tavoletta VA243.

Questa tavoletta o sigillo, risalente al 3° millennio a.C., è possibile vederla ed ammirarla al Museo di Stato di Berlino. Sopra il sigillo è presente, in alto a sinistra, quella che sembra una stella con dei “puntini” (di dimensioni più piccole) che parrebbero girare attorno alla stella principale più grande. Sitchin aveva identificato il tutto come la rappresentazione stilizzata del nostro Sistema Solare, con 12 corpi (incluso Nibiru) che gli girano attorno. Anche Carl Sagan, rinomato astronomo, aveva posto l’accento su questo particolare, ponendosi degli interrogativi su cosa potesse rappresentare in realtà. Quella stella poteva essere il nostro Sole? Purtroppo anche in questo caso la risposta è negativa, perchè il Sole veniva rappresentato in altro modo, ossia una raffigurazione di un disco rotondo, con dei raggi che erano ondulatori. Elemento presente in abbondanza in bassorilievi, sigilli, tavolette.

Sopra in questa immagine i corpi celesti venerati dai Sumeri. Sulla destra il Sole, al centro la Luna e sulla sinistra una stella estranea al Sole. Elementi presenti in centinaia di tavolette sumeriche. Se fosse stato il Sistema Solare, come mai Sitchin non ha utilizzato il reale Sole sulla destra?

Alcuni studiosi ritengono che il presunto “Sistema Solare” di Sitchin sia in realtà la costellazione delle Pleiadi. Da queste prove Sitchin esce quindi, purtroppo, ridimensionato. Ma ciò basta a chiudere il capitolo dei Paleocontatti? Assolutamente no, ci sono casi ben più concreti, per esempio “le conoscenze impossibili” dei Dogon, etnia che vive allo stato primitivo nella Repubblica Africana del Mali, tanto per citarne una. I misteri dei contatti extraterrestri avvenuti nei millenni permangono, anche se bisogna stare molto attenti alle presunte “prove” che più di qualcuno mette in giro.

Articolo scritto da Antonio De Comite

Fonte Centro Ufologico Ionico

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